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La
basilica di Aquileia

Autore:
Giovanni Dall'Orto
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I
pavimenti musivi
L'attuale
basilica sorge sopra un complesso dedicato al culto, che aveva forma di
"U" e fu costruito dal vescovo Teodoro all'epoca
dell'imperatore Costantino nel 300 circa d.C.
Il
vescovo Teodoro costruì due aule che per questo si dicono Aule
Teodoriane. Dell'Aula Nord, realizzata ampliando un ancor precedente
luogo di culto, oggi rimane solo il pavimento musivo situato sotto
l'attuale campanile. Essa fu costruita nel periodo
"clandestino" quando il Cristianesimo non era ancora religione
ufficiale dell'Impero romano. L'Aula Sud fu realizzata subito dopo e il
pavimento si trova nell'attuale basilica.
I
due edifici erano uniti a ovest da un'altra costruzione che li legava, il
battistero.
Attualmente
nel complesso si distinguono tre livelli di pavimenti legati ad altrettanti periodi
storici.
Il
livello più basso, primo livello, mostra vari pavimenti musivi (a
mosaico) di una villa romana del periodo augusteo che Teodoro comprò per
costruire il complesso delle due aule.
Il
secondo livello corrisponde alle due Aule Teodoriane, nord e sud e al
corridoio che le unisce.
Il
terzo livello è caratterizzato da scarsi resti di un pavimento musivo
della basilica post teodoriana.
Aula
Teodoriana Nord
Quest'aula
è costituita da circa 645 mq di pavimento musivo che è più semplice a
sud essendo decorato con forme geometriche. Andando verso nord cresce in
bellezza. Tutte le raffigurazioni presentano animali in atteggiamento
sereno che sembrano esprimere il loro compiacimento per essere in un luogo
di pace.
Questa
aula era la chiesa vera e propria alla quale si accedeva solo dopo essere
stati battezzati.
L'Aula
Sud era invece il luogo dove si imparava la dottrina e il pavimento
rappresentava un percorso illustrato sul quale si apprendevano le verità
della fede.
Dall'Aula
Sud le persone che dovevano ricevere il battesimo passavano per il
battistero, posto tra le due aule.
Le
figure nell'aula nord sono voltate verso la zona centrale dove c'era
l'ingresso. In questa aula i donatori che contribuirono alla sua
realizzazione appaiono con i nomi e non con i ritratti come nell'Aula Sud.
Si
pensa che il mosaico nel suo complesso rappresenti il paradiso che è come
un magnifico giardino ricco di animali. Ci sono poi tante interpretazioni
che si possono dare alle varie figure.
Attualmente
si pensa che il mosaico sia interpretabile seguendo la dottrina gnostica.
Gli gnostici erano una setta cristiana presente ad Aquileia verso
il II - III secolo d.C.
Il
mosaico va letto partendo dalla parete orientale dell'Aula. Qui sono
rappresentati i cieli planetari, avanzando troviamo le
costellazioni e infine il Pleroma, cioè lo spazio riservato a
Dio.
Alcune
figure sono state però rifatte dal vescovo Teodoro agli inizi del IV
secolo (ad esempio la costellazione del Drago) perché non adatte al credo
cristiano cattolico, nello stesso periodo inoltre l'Aula fu ampliata e collegata all'Aula Sud.
Gli
gnostici pensavano che l'anima per salvarsi e ritornare a Dio dovesse
passare attraverso vari stadi di purificazione e che subisse l'influenza
dei pianeti e delle costellazioni. Dunque la salvezza era in parte già
decisa a priori. Come l'ascesa a Dio anche la discesa nel mondo terreno
era influenzata dal sistema cosmologico.
Ci
sono cinque cieli planetari e il primo verso il centro della sala è il cielo di Zeus (Giove) con l'arconte
Yachthanabas che governa un gran numero di demoni che inducono alla
corruzione. Qui le anime devono trascorrere 150 anni e 8 mesi e vengono
punite con il fuoco e il fumo. L'animale è un cavallo alato e infuocato.
Più
sopra troviamo il cielo di Afrodite (Venere). Questo cielo è
governato da Parhedron Typhon, rappresentato da un asino scalpitante. Egli
comanda 32 demoni che inducono gli uomini all'adulterio, alla
concupiscenza, alla prostituzione. In questo cielo le anime trascorrono
138 anni.
Il
terzo cielo è il cielo di Ermes (Mercurio) rappresentato dalla
Ecate triforme. Ella governa 27 demoni che possono entrare negli uomini e
indurli a mentire, giurare il falso e desiderare le cose altrui. In questo
cielo le anime trascorrono 105 anni e 6 mesi e vengono punite con severi
castighi. In ogni cielo le anime devono sostare per tempi più o meno
lunghi ed espiare i propri peccati.
Sopra
c'è il cielo di Ares (Marte). Questo cielo è governato
dall'arconte (un capo) Ariuth che ha la forma di una capra scura.
L'animale è raffigurato con un drappo rosso, un corno d'attacco nella
battaglia e un bastone, che sono tutte insegne del comando. Ariuth è
fautore di guerre, causa omicidi e istiga alla collera.
Alla
sua destra c'è una coppia di uccelli che rappresentano la
doppia tendenza dell'anima al bene ma anche al male, purtroppo rovinata dalle fondazioni del campanile.
Il
più alto è il cielo
di Cronos (Saturno) raffigurato come un torello con la falce messoria.
Cronos, il tempo, distrugge tutte le cose terrene. L'animale si vede in
modo parziale perché rovinato dalle fondamenta del campanile. A
fianco del toro c'è un'altra coppia di uccelli con lo stesso significato dei
precedenti.
A
questo punto le anime sono purificate ed entrano nel cielo delle stelle
fisse, le costellazioni, cioè nella sfera del destino. Gli gnostici
credevano che il destino degli uomini fosse condizionato dalle stelle.
Il
cielo delle costellazioni è luminoso e così anche le tessere musive sono
più chiare di quelle usate per le altre zone.
Le
raffigurazioni delle costellazioni sono contenute in croci con bracci
arrotondati, tra di esse ci sono delle grandi stelle tutte diverse tra di
loro. Negli spazi lasciati liberi dalle costellazioni e dalle stelle ci
sono degli uccelli.
In
questo cielo ci dovrebbero essere 12 costellazioni zodiacali, ma di queste
due sono poste nel Pleroma e hanno anche un
altro significato. Attualmente non sono tutte visibili perché cancellate
dalla costruzione del campanile.
L'aragosta
sull'albero rappresenta la costellazione del Cancro e l'anima
che raggiunge la beatitudine. Rappresenta Giosuè, colui che fece fermare
il sole. L'albero, uno dei cinque citati dagli gnostici, rappresenta mille
anni di storia del mondo, che quindi risulta essere vecchio di cinquemila
anni.
Il
caprone sempre sull'albero è la costellazione Capricorno.
Rappresenta Mosè che portò le leggi agli Ebrei così come fece Zeus per
i Greci. Zeus fu salvato dalla capra Amaltea e Mosè fu salvato dalle
acque. Gli Ebrei pensavano che i profeti vivessero tra le costellazioni;
gli gnostici vi aggiungono i dodici apostoli, Maria, Giovanni Battista,
ecc.
Le
pernici rappresentano le Pleiadi, una parte della costellazione del
Toro.
In
alto sotto il confine che delimita il Pleroma c'è una figura modificata
dal vescovo Teodoro che in origine rappresentava un drago ora
trasformato in capretto. Il drago assieme ad altri tre animali nascosti
dal campanile non fa parte dello zodiaco.
Il
Pleroma è diviso dal resto del cosmo da una doppia linea, il Limite
oltre al quale non si può andare perchè Dio non può essere compreso
dall'uomo corporeo. Dunque il Limite separava la parte materiale dell'uomo
da quella spirituale.
Nel
Pleroma si trovano le due costellazioni zodiacali mancanti nel cielo più
basso: la costellazione dell'ariete e quella della
bilancia.
L'ariete
rappresenta Cristo che offrì se stesso quale vittima immolata a Dio.
Nell'iscrizione CYRIACE VIBAS / O uomo-signore, che tu viva in Dio) si intende
augurare la resurrezione ai credenti, cioè l'inizio di una nuova vita. Si
vuole esprimere la fede e la speranza nella resurrezione dei corpi.
La
bilancia è rappresentata dal
gallo e dalla tartaruga che si affrontano e
simbolizzano la lotta tra
Cristo e il demonio: il gallo, la luce, combatte contro la tartaruga che
rappresenta le tenebre.
Nella
zona ricoperta di stelle si collocava l'altare e non aveva immagini perché
veniva coperta da un tappeto ed è stata aggiunta in seguito come pure il
coniglio.
Aula
Teodoriana Sud
Attraverso
un corridoio i fedeli entravano nell'Aula Sud dove il pavimento era
ricoperto da 760 mq di mosaico. Il
grande mosaico è ripartito in quattro campate orizzontali, a sua volta
suddivise, tutte meno la prima, in tre scomparti o campi. Gli scomparti
sono circondati da rami d'acanto a richiamare l'immagine del paradiso come
un giardino celeste. L'orientamento
di tutte le figure non è casuale, ma ci indica un preciso percorso di
lettura. Si comincia dal corridoio della navata sinistra dove si apriva
l'antico ingresso di comunicazione fra le due aule. Le
prime figure che si incontrano sono i ritratti dei donatori. Ogni
donatore offriva una somma di denaro per pagare una parte del mosaico. Proseguendo
diritti si entra nella raffigurazione dei primi messaggi religiosi.
Accanto ad altre figure di donatori si scorgono la rappresentazione delle stagioni,
che stanno ad indicare il tempo che trascorre. L'estate è una
fanciulla con le chiome adorne di spighe. L'autunno ha invece
dell'uva tra i capelli. Le altre due stagioni sono coperte dalla base
delle colonne. Il ritratto di uomo al centro raffigura una persona
molto importante che potrebbe essere l'imperatore Costantino, ma questa
ipotesi è poco probabile perché difficilmente un imperatore si sarebbe
fatto raffigurare su un pavimento dove tutti avrebbero potuto calpestarlo.
le altre persone presenti nel campo potrebbero essere i componenti della
sua famiglia. Proseguendo
diritti si giunge davanti alla figura più importante rivolta verso il
centro con atteggiamento accogliente: il Buon Pastore. In questo campo,
uno dei nove in cui è suddiviso il pavimento la rappresentazione del
Cristo Pastore è circondata da raffigurazioni di animali della terra,
dell'aria e del mare che sono rivolti verso di Lui che è il vero centro
del Cosmo. 
http://it.wikipedia.org/wiki/Pubblico_dominio Il Buon Pastore è raffigurato come un giovane che porta sulle
spalle la pecorella smarrita e tiene la siringa (un flauto a più canne)
col il cui suono melodioso chiama a sé il gregge. Sulla
sinistra, nel campo centrale si trova la rappresentazione della Vittoria
cristiana, che era posta al centro dell'aula originaria. E' una
fanciulla bionda con ali celesti e tunica allacciata ai fianchi e senza
maniche. Porta una corona di alloro, segno della vittoria e una palma,
segno del martirio. E' una rappresentazione non comune nelle
raffigurazioni paleocristiane ed è senza dubbio la classica
"Vittoria" pagana rielaborata in senso cristiano. Ai suoi piedi
ci sono due canestri: uno contiene pani e l'altro grappoli d'uva
(attualmente non visibili), simboli dell'Eucarestia. Non a caso su questo
campo poggiava l'altare che era mobile. Si vedono anche i basamenti di un
altare o un pulpito sovrapposti in un periodo successivo. Attorno alla
Vittoria cristiana c'è una processione di dieci offerenti: uomini e donne
che recano doni. Tutt'intorno, nei vicini scomparti, vari animali
pascolano beati. Vicino
all'attuale entrata, nel campo centrale, è visibile una lotta tra il
gallo e la tartaruga, lo stesso tema presente anche nell'Aula Nord. Alle
spalle della Vittoria cristiana c'è un'imponente scena marina. Vi
sono raffigurate moltissime varietà di pesci e di tecniche di pesca. Tra
i pesci è però raffigurata la storia del profeta Giona, che i Cristiani
prendevano a simbolo di quella di Cristo. La storia è rappresentata in
tre momenti. La prima scena ci mostra Giona che viene gettato in mare
mentre un mostro marino lo sta per inghiottire. Nella seconda Giona si
pente di aver disobbedito a Dio, viene rigettato dal mostro e torna alla
vita. Nella terza il profeta riposa beato sotto un pergolato perchè ha
riconquistato la grazia del Signore come l'anima del cristiano che
riposerà in paradiso in eterna beatitudine. La storia è la
rappresentazione simbolica della morte e resurrezione di Cristo. L'intera
raffigurazione tende ad esaltare il nucleo fondamentale della fede
cristiana. Al
centro dentro una cornice circolare c'è una iscrizione che elogia
l'operato del vescovo Teodoro. L'Aula
Sud era destinata alla catechesi perciò le sue raffigurazioni sono di
carattere didattico. Nel campo d'entrata era probabilmente raffigurato il
mondo ebraico, la donna rappresentava la sinagoga e gli uomini il popolo
ebraico. Il campo successivo centrale rappresentava la chiesa cristiana: i
pesci erano simbolo di Cristo e se la figura centrale rappresenta
Costantino, l'insieme simboleggia il riconoscimento della religione
cristiana da parte dello stato. Il campo del Buon Pastore è poi il
paradiso al quale il cristiano ambisce a giungere. Un'altra
interpretazione del personaggio centrale in toga è quella che
potrebbe essere il vescovo Teodoro o altrimenti Sant Ermacora fondatore
della chiesa aquileiese. La
quarta campata, quella sulla destra rispetto all'entrata antica , è di
difficile interpretazione. Il primo campo si pensa raffiguri il battesimo
perchè esiste un collegamento tra la barca, di cui rimane il solo timone,
e i pesci e la raffigurazione della storia di Giona. Il secondo campo
potrebbe rappresentare la discesa di Cristo agli inferi, caratterizzato
dal colore rosso che ricorda le fiamme e dalla lotta tra la luce e le
tenebre come simbolo della venuta di Cristo che ci ha salvato dal male.
Tartaruga in greco significa "abitante del Tartaro" per la sua
abitudine di svernare sotto terra. Il Tartaro era per i pagani la prigione
sotterranea degli immortali che si erano ribellati al re degli dei. Il
terzo campo rappresenta il cielo, ricompensa ultima per i giusti. E'
rappresentato da figure geometriche, che possono sembrare stelle. Al
centro è raffigurato un volto a testa in giù, che potrebbe rappresentare
Lucifero, il capo degli angeli ribelli, mentre cade verso gli inferi. Nella
seconda campata a sinistra della Vittoria gli animali raffigurati
potrebbero rappresentare gli animali considerati puri dalla religione
ebraica, a destra ci sono invece sia animali puri che impuri a significare
che la salvezza cristiana è aperta a tutti e non solo agli eletti.
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