CARNEVALE
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Conosciamo meglio questa festa

Lavoro eseguito dalla classe quarta.

 

 

    

 

 

 Storiella di Carnevale:

Le frittelle di Arlecchino

 

inventata dalla classe seconda.

 

 

 

 

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CARNEVALE 

 

 

 

 

 

 

 

Quella del Carnevale è una tradizione che si rinnova anno dopo anno da secoli  e che contagia tutti.

La parola carnevale deriva dal  latino “ carnem levare”, popolarmente tradotto “ carne levare”,  o “ carnasciale”, perché anticamente indicava il banchetto di abolizione della carne che si teneva  subito prima del periodo di digiuno della Quaresima.

Le prime manifestazioni che ci ricordano il carnevale risalgono  a 4000 anni fa. Gli Egizi, fin dai tempi delle dinastie faraoniche, furono i primi ad ufficializzare una tradizione carnevalesca, con feste, riti e pubbliche manifestazioni in onore della dea Iside, alla fertilità dei campi e simboleggia il perpetuo rinnovarsi della vita.

 

Il carnevale greco veniva celebrato, invece, in varie riprese, tra l’inverno e  la primavera, con riti e sagre in onore di Bacco, dio del vino e della vita.

 

 

Per i Romani, i “Saturnali” furono l’espressione del carnevale e gradualmente, perdendo l’iniziale significato rituale, assunsero la chiara impostazione delle feste popolari, che sopravvivono in parte nelle tradizioni di varie zone della penisola italiana.

Le feste in onore di Saturno, dio dell’età dell’oro, iniziavano il 17 dicembre e si prolungavano per un periodo che corrisponde all’incirca dell’annuale ciclo delle nostre feste natalizie e per il loro contenuto, fino al nostro Carnevale.

Era un periodo in cui si sospendevano  tutte le leggi  che regolavano i rapporti sociali e umani.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MASCHERE  E TEATRO

 

 

 

 

La maschera emigra dalle feste contadine, dalle sue origini mitiche e sacrali, al teatro.

Nella Grecia antica, ad esempio, veniva indossata dagli attori tragici per rappresentare persone che non potevano essere presenti, come gli dei, gli gnomi o i folletti. La maschera metteva in risalto le caratteristiche del volto rugoso, i grandi occhi sbarrati, amplificava la voce che diventava terribile e cavernosa. Poteva essere di legno, sughero o tessuto.

Ognuna aveva caratteristiche precise, in modo che gli spettatori potessero riconoscere facilmente il personaggio che rappresentava.

Le espressioni erano spesso esagerate, per mettere in evidenza i sentimenti del personaggio (cattiveria, tristezza, stupore, gioia, allegria...)

Durante il Medioevo giullari e buffoni animavano il gioco nelle piazze e il divertimento nei palazzi dei ricchi.

Dall’esperienza teatrale, nasce e diventa popolare nel Cinquecento una forma di teatro in cui l’attore, che indossa un guscio vuoto della maschera diventa protagonista. Prendono vita così le maschere che oggi conosciamo. È chiamata Commedia dell’arte e il dialogo tra gli attori è interamente improvvisato e si sviluppa seguendo una traccia chiamata canovaccio.

Carlo Goldoni (1707-1793), commediografo italiano, introdusse una grande rivoluzione nel modo di fare teatro: tutto il copione era scritto e gli attori non improvvisavano più niente. Goldoni scrisse alcuni capolavori : Arlecchino servitore di due padroni, la locandiera, Sio todero brontolon o sia il vecchio fastidioso……

 

 

 

BALANZONE

 

Origine:  Bologna

Carattere: fiero e presuntuoso

Costume: un abito nero, con polsini e gorgiera bianchi. Sulle spalle porta un’ampia toga. Indossa un grande cappello nero con tesa larga rigirata. Tiene sottobraccio libri e manoscritti.

Maschera: nera, che copre soltanto la fronte e il naso, quasi sottolineare la sua grande intelligenza e cultura. Porta gli occhiali.

 

 

 

 

GIANDUIA

 


Gianduia  è una maschera che arriva dal Piemonte, dalla provincia di Asti.

Il suo costume è composto da un panciotto giallo , una giacca pesante marrone, bordata di rosso , pantaloni alla zuava verdi ,  su calze rosse. Un cappello a tre punte (un tricorno) dal quale spunta una parrucca marrone, con un codino rivolto all’insù, fermato da un nastro rosso.

Non usa nessuna maschera.

Ha il viso truccato con  le guance tinte di rosso, per sottolineare la sua tendenza a lasciarsi andare ai piaceri e della buona tavola e del

buon vino.

Il carattere è ingenuo, coraggioso, allegro, bonario.

 

 

 

 

 

 

 

ARLECCHINO

 

 

Arlecchino è una maschera che arriva da Bergamo. Nasce in uno dei quartieri poveri della sua città.

Il suo costume:è caratterizzato da pantaloni e camicia a rombi di tantissimi colori:verde, fuxia, giallo, blu, viola, arancione, azzurrino, rosa intenso e rosso. Ha una pancettina sporgente. Ha il cappello di feltro,piccolo e rotondo, rialzato da un lato, con un codino da coniglio o da lepre. Le scarpe sono aderenti ai piedi e senza tacco. Indossa una cintura marrone alla quale è attaccato il suo <<batocio>> di legno, una <<scarsella>>,una piccola borsa in cui tiene il suo unico pane per vivere, soldi e la lettera da riportare al padrone.

La sua maschera: è in cuoio nero con delle vistose sporgenze semicircolari che corrispondono agli occhi. Le guance sono molto accentuate.

Ha un carattere:sciocco e credulone, molto chiacchierone, e sempre pronto di lingua, è molto codardo e superstizioso, scaltro, avido e sempre in mezzo ai guai, imprevedibile.

 

 

 

 

 

Pantalone

 

 

 

PANTALONE   E’  UNA   MASCHERA  DI  ORIGINE  VENEZIANA.

IL SUO COSTUME E' COSTITUITO DA CASACCA, PANTALONI E CALZE ROSSE, TIPICO COLORE DEL MERCANTE VENEZIANO.

IL CAPPELLO E' NERO, SOFFICE E SENZA TESA. INDOSSA UNA SOPRAVESTE NERA, AMPIA E MANICHE MOLTO LUNGHE, DELLE CIABATTE SENZA TACCO CON LE PUNTE RIVOLTE IN ALTO COME SI USA IN ORIENTE.

LA SUA MASCHERA HA IL NASO A UNCINO E LA BARBETTA AGUZZA.

 

 

IL SUO CARATTERE E' AVIDO E MESCHINO, GIRONZOLA CON LE BRACCIA DIETRO LA SCHIENA, INFILA OVUNQUE IL NASO ADUNCO SENZA SMETTERE DI CHIACCHIERARE.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Classe quarta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le frittelle di Arlecchino

 

 

 

 

E' Carnevale e a Venezia si festeggia con feste in maschera e dolci. 

 

 

 

Dalla casa di Pantalone esce un buon profumo di dolci, il padrone ha deciso di mangiare le frittelle con le mele e l'uvetta e ha ordinato ad Arlecchino di prepararle.

 

 

 

 

Arlecchino è un golosone e mentre è intento a friggere i dolcetti se ne mangia un bel po', poi pensando alla sua fidanzata Colombina decide di portarle quelle che rimangono nel piatto, sicuro di farla contenta.

 

 

 

"Tanto ne potrò fare altre più tardi." pensa.

Mette le frittelle in un cestino e tutto contento corre da Colombina.

 

 

 

Quando ritorna a casa va in cucina per preparare di nuovo i dolci  ma si accorge che non ci sono più uova e anche la farina scarseggia. Non ha i soldi per comprare gli ingredienti ed è molto preoccupato. Pensa e ripensa ed infine trova la soluzione:

 

 

 

"Farò delle finte frittelle con palline di carta colorata, poi ci spargerò sopra tanto zucchero a velo e Pantalone non si accorgerà di niente."

Pantalone arriva affamato e tenta di mangiare i dolci, ma subito, dopo il primo boccone, si accorge dell'inganno e sputa la carta infuriato.

 

 

 

- Arlecchino! Ne hai combinata un'altra delle tue! Disgraziato, buono a nulla e imbroglione, adesso ti insegno io l'educazione!

 

                        

 

 

Pantalone si munisce di bastone e corre a cercare il suo servitore, ma Arlecchino, che ha visto la scena da dietro la porta socchiusa, scappa a gambe levate e va a rifugiarsi da Colombina. 

 

 

 

Pantalone però non si da per vinto e insegue tutti e due sempre più infuriato.

 

 

Riuscirà Pantalone a castigare il suo servitore come si merita?

 

 

 

Inventa tu un finale per questa storia.

 

 

 

 

Classe seconda